Perché scegliere la Consulenza Finanziaria Indipendente

Il valore dell’indipendenza

Il Consulente Finanziario indipendente è un professionista libero da qualsiasi legame di collaborazione o dipendenza con gli intermediari finanziari tradizionali (Banche, S.I.M. e Assicurazioni) e non subisce le condizioni derivanti dagli obiettivi ai quali questi sono legati.

Il punto di forza su cui si fonda la sua attività è dato dall’assoluta “Indipendenza” da qualsiasi intermediario e da un modus operandi che non prevede la vendita di prodotti né la gestione diretta del denaro dei Clienti.

Tutto ciò garantisce al Consulente Indipendente la certezza di prestare la sua opera in modo assolutamente “Imparziale” e distinto rispetto a tutti quegli operatori di mercato (promotori finanziari, private banker, agenti assicurativi) che offrono un servizio finalizzato alla vendita di prodotti.

A tal proposito è necessario specificare la differenza tra  la vecchia legge bancaria del 1936 secondo la quale: la raccolta del risparmio fra il pubblico sotto ogni forma e l’esercizio del credito sono funzioni di pubblico interesse, e la nuova legge del 1994 che attesta: “la raccolta del risparmio fra il pubblico e l’esercizio del credito costituiscono attività bancaria. Essa ha carattere d’impresa” (art.10 comma 1 D. Lgs. 1.9.1993 n.385).

Come si può notare l’entrata in vigore della legge bancaria del 1994 ha visto le banche trasformarsi in imprese gestite con logiche privatistiche, ovvero, in “aziende” capaci di produrre risultati economici soddisfacenti per gli azionisti, massimizzando gli utili attraverso la vendita dei propri prodotti.

Tutto ciò si pone in netta contrapposizione con l’obiettivo del Risparmiatore che è quello di conservare il valore reale del suo patrimonio e, possibilmente, di incrementarlo nel tempo.

Basti pensare, a titolo meramente esemplificativo, che a parità di rendimento il Risparmiatore ha interesse ad acquistare il prodotto meno costoso mentre l’intermediario a vendere quello che prevede avere un costo superiore e quindi un margine di guadagno più elevato.

Queste considerazioni fanno comprendere come centrale sia la questione legata al “conflitto d’interesse” che caratterizza il mondo del risparmio gestito che oggi rappresenta il riferimento principale dei Risparmiatori.

la prima motivazione che spinge verso un servizio di Consulenza Indipendente deriva dal fatto che solo su consiglio di un soggetto che opera in assenza di conflitto d’interesse si può essere certi di effettuare scelte d’investimento nell’esclusiva tutela del Patrimonio Personale; pertanto bisogna operare un deciso cambio di direzione rispetto all’attuale modello della distribuzione di prodotti finanziari verso la Consulenza Finanziaria Indipendente.

 

I costi del Risparmio gestito

Il Cliente che si trova a dover compiere scelte d’investimento si confronta oggi con mercato che offre una quantità innumerevole di prodotti finanziari che si caratterizzano per essere sempre più sofisticati e complessi.

Il Risparmio Gestito canalizza oggi più della metà dei risparmi attraverso un’articolata gamma di prodotti 
scatole cinesi

confezionati come delle vere e proprie “scatole cinesi” all’unico scopo di incrementarne i costi ed aumentare i ricavi dell’industria del risparmio gestito, facendo pagare al Cliente, attraverso le commissioni, tutti gli oneri della sua enorme struttura.

I costi complessivi dei prodotti di risparmio gestito, ovvero “la somma delle diverse scatole” in cui sono racchiusi gli strumenti finanziari di base, possono essere suddivisi in:

  • Costi “Diretti”: più facili da individuare in quanto deducibili dal “Documento Informativo”;
  • Costi “Indiretti”: più difficili da individuare poiché strettamente connessi all’operatività sui mercati (es. commissione di negoziazione), all’operatività commerciale ed agli oneri fiscali;
  • I c.d. “costi minori”.

 Tutti questi costi, propri dell’industria del risparmio gestito, sono inevitabilmente “ricaricati” sui prodotti finanziari e fatti pagare attraverso varie commissioni che intaccano direttamente il patrimonio del Cliente, mentre gli enormi ricavi servono per remunerare la lunga catena di intermediari ed operatori.

Non vi sono giustificazioni a queste vere e proprie imposte perché dannose e, soprattutto, immotivate per il cliente.

Uno dei principali servizi del CFI consiste nel fare un attento Check-up circa la situazione Patrimoniale del Cliente e dei prodotti finanziari detenuti in Portafoglio in modo tale da poter determinare la c.d. “parcella occulta”, ovvero quel complesso e poco trasparente insieme di costi che gravano sul Risparmiatore in fase di apertura del rapporto e per tutta la durata della gestione.

un Cliente, che si affida agli strumenti tipici del risparmio gestito per l’amministrazione del proprio Patrimonio, rischia nell’arco temporale di 10 anni di subire un prelievo che in certi casi può arrivare e superare il 30% del Portafoglio complessivo.

Una corretta metodologia operativa prevede un’attenta analisi circa i costi reali a carico del Cliente, al fine di poter individuare sul mercato quegli strumenti finanziari che, compatibilmente con il profilo e gli obiettivi del Cliente stesso, si dimostrano essere più efficienti.

 

Utilizzo di strumenti efficienti

Strettamente connesso alla questione dei costi è la problematica legata alla “qualità gestionale” offerta dai prodotti del risparmio gestito.

Ciò si evince chiaramente attraverso la comparazione dei rendimenti degli strumenti finanziari con i relativi “Benchmark” di riferimento.

Il Benchmark, imposto agli intermediari finanziari, è stato introdotto dalla CONSOB nel 2000 per fornire ai risparmiatori un parametro oggettivo di riferimento atto a confrontare il rendimento dello strumento finanziario acquistato, con un indice rappresentativo ed equivalente del profilo di rischio/rendimento del mercato in cui l’investitore effettua l’investimento.

In media le attività di market timing e stock picking, attività che implicano i costi di Gestione Attiva e che giustificano la parcella pagata dal Cliente, è assente.

L’insieme di inefficienze di cui sopra potrebbero essere superate attraverso l’utilizzo di strumenti più efficienti e trasparenti quali ad esempio:

  •  “Exchage Trade Fund” (ETF) o i “Certificates”, che replicano in maniera fedele la struttura e il rendimento di un indice senza per questo dover sostenere costi ingiustificati ed esagerati;
  •  “Exchage Trade Commodities” (ETC), simili agli ETF ma che si legano all’andamento delle c.d. “commodities” (materie prime, oro, petrolio, ecc.);
  • Titoli azionari o obbligazionari da acquistare direttamente sul mercato, senza preconfezionarli all’interno di “costose scatole inefficienti”.

Anche le Banche utilizzano questi strumenti per allocare e gestire in modo efficiente il loro Patrimonio, evitando però di proporli ai Clienti.

Analizzato quanto sopra, si può affermare che la “Competenza”, la “Professionalità” e la “Imparzialità” del Professionista, unitamente al fatto che questi può liberamente disporre degli strumenti più “efficienti” ed “efficaci” presenti sul mercato nel formulare le ipotesi d’investimento, rappresentano in sé la migliore garanzia di tutela degli interessi e dei motivi che spingono il cliente a scegliere un Consulente Finanziario Indipendente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *